Tra sincerità e ipocrisia Atti degli apostoli - Episodio 13

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Questo articolo è la parte 13 di 27 nella serie Atti degli apostoli

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«Nelle mani di Dio

Le parole di questa vita»


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Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.
Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un’altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio». Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose. I giovani, alzatisi, ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono.
Circa tre ore dopo, sua moglie, non sapendo ciò che era accaduto, entrò. E Pietro, rivolgendosi a lei: «Dimmi», le disse, «avete venduto il podere per tanto?» Ed ella rispose: «Sì, per tanto». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito tuo marito sono alla porta e porteranno via anche te». Ed ella in quell’istante cadde ai suoi piedi e spirò. I giovani, entrati, la trovarono morta; e, portatala via, la seppellirono accanto a suo marito. Allora un gran timore venne su tutta la chiesa e su tutti quelli che udivano queste cose.

(Atti 4:36-5:11 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Se compiamo una buona azione solo per essere visti dagli uomini, quale valore può avere davanti a Dio?

Come abbiamo osservato in un episodio precedente (Vedi Episodio 8 – Quelli che venivano salvati), come si deduce anche dal resto del nuovo testamento, la comunità di Gerusalemme si aspettava un’imminente realizzazione delle parole di Gesù inerenti il suo ritorno e gli avvenimenti ad esso connessi (Mt 24) e questo favoriva la loro disposizione a vendere le proprietà per mettere il ricavato a disposizione degli apostoli in modo che fosse utilizzato per aiutare coloro che si trovavano nel bisogno.

La scelta di vendere le proprietà e darne il ricavato agli apostoli per la gestione comune era comunque un atto volontario, come comprendiamo da ciò che Pietro disse ad Anania. Se Anania non lo avesse venduto sarebbe rimasto suo e anche dopo averlo venduto, il ricavato era a sua disposizione. Che necessità c’era quindi di mentire? Sarebbe bastato che Anania avesse detto la verità agli apostoli ammettendo semplicemente di aver trattenuto una parte del ricavato per i propri bisogni.

Invece Anania, in accordo con sua moglie, pensava evidentemente di fare bella figura dicendo di aver messo tutto il ricavato a disposizione della comunità.

Tornando alla domanda iniziale, una buona azione fatta solo per essere visti dagli uomini non vale nulla davanti a Dio, se poi per fare bella figura qualcuno arriva anche a mentire, il Signore non può che essere fortemente contrariato.

Infatti Dio intervenne in un modo molto severo. Il Signore fece scoprire a Pietro ciò che Anania aveva fatto (attraverso una rivelazione soprannaturale o attraverso la testimonianza di qualcuno) in modo che egli potesse comprendere ciò che stava per avvenire. Pietro aveva sgridato Anania per il suo comportamento, ma non disse niente a proposito del fatto che Anania sarebbe morto; probabilmente fu sorpreso anche lui nel vedere che il Signore aveva addirittura tolto la vita ad Anania. Poi, tre ore dopo, quando anche la moglie Saffira si presentò davanti a lui, Pietro le diede l’opportunità di dire la verità, ma anche Saffira mentì come il marito. A quel punto Pietro, avendo visto il modo in cui il Signore aveva preso la vita ad Anania, annunciò anche a Saffira il suo triste destino. Così marito e moglie furono seppelliti uno accanto all’altro nello stesso giorno.

Mi sembra interessante notare che Pietro accusò Anania di essere stato accecato da Satana al punto da mentire allo Spirito Santo, poi concluse che Anania aveva mentito a Dio. Più tardi, avendo davanti Saffira Pietro disse che lei e suo marito si erano accordati “a tentare lo Spirito del Signore”. L’utilizzo di questi concetti in maniera intercambiabile da parte di Pietro dovrebbe far riflettere chi non crede nella divinità dello Spirito Santo.

Quel giorno il Signore diede un segnale molto forte a tutta la comunità per far comprendere che egli voleva discepoli che si relazionassero con lui in maniera sincera: non c’era spazio per gli ipocriti nel popolo di Dio. Il Signore raggiunse il suo obiettivo, infatti l’impatto fu notevole su tutta la comunità visto che per ben due volte (v.5 e v.11) Luca scrisse che tutta la chiesa e tutti quelli che lo vennero a sapere furono presi da gran timore.

Ci sono però anche elementi positivi in questa sezione. L’azione di Anania e Saffira è controbilanciata infatti dalla luminosa figura di Giuseppe detto Barnaba che invece si era comportato con sincerità decidendo di vendere il suo campo per metterne il ricavato ai piedi degli apostoli.
Gli apostoli lo avevano soprannominato Barnaba ovvero “Figlio di consolazione” il che ci fa comprendere il buon carattere che contraddistingueva quest’uomo.
C’erano stati tanti che probabilmente avevano agito come Barnaba, ma Luca si soffermò su Barnaba probabilmente per far familiarizzare i lettori con quest’uomo che , come vedremo, giocherà un ruolo importante nella formazione dell’apostolo Paolo essendo proprio di gran consolazione anche a quest’ultimo, aiutandolo ad introdursi agli apostoli e a crescere nella fede e nel servizio per poi svolgere un ruolo unico nella storia della chiesa.

Che contrasto tra Barnaba e i coniugi Anania e Saffira! Che incoraggiamento troviamo in persone come Barnaba e quale sdegno proviamo verso persone che hanno cercato di fare bella figura davanti agli uomini mentendo a Dio!

È facile schierarsi a parole a favore della sincerità e contro l’ipocrisia. Ma nel considerare queste cose, esaminiamo noi stessi, infatti il comportamento di Anania e Saffira, se siamo onesti, è più frequente di quanto osiamo ammettere. Forse anche noi qualche volta abbiamo cercato di fare bella figura facendo credere ad altri cose che non erano del tutto vere… Sono cose che succedono di continuo e il fatto che Dio, nella sua grazia, non intervenga sempre con la morte per punire il colpevole, non vuol dire che le nostre azioni siano meno gravi e non riceveranno la giusta retribuzione prima o poi. Chissà quante sofferenze nel popolo di Dio sono proprio frutto della nostra ipocrisia! Un gran timore di Dio, quel rispetto per Dio e per la sua volontà, quella sensazione di piccolezza che l’uomo prova di fronte all’infinito, queste cose presero tutti coloro che avevano visto la fine di Anania e Saffira in quel giorno. Preghiamo affinché possiamo imparare a vivere anche noi con quel medesimo timore di Dio scegliendo la sincerità di Barnaba piuttosto che l’ipocrisia di Anania e Saffira.

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