Il trionfo di Cristo tra discesa e salita Lettera agli Efesini - Episodio 13

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Questo articolo è la parte 13 di 23 nella serie Lettera agli Efesini

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«Il vincolo della pace

Un corpo che cresce bene»


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Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini». Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.

(Efesini 4:7-10 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.

Così Paolo aveva chiuso la sezione precedente. Egli aveva esortato tutti i credenti, tutti i membri della comunità cristiana, a sforzarsi di mantenere l’unità dello Spirito preoccupandosi di perseguire la pace con gli altri membri della comunità. Essi erano infatti tutti fratelli, figli dello stesso Padre e avevano ricevuto il medesimo Spirito.

Ma dopo aver parlato delle cose comuni, Paolo si sente spinto ad osservare in quale modo si manifesta l’infinitamente varia sapienza di Dio. Infatti egli sottolinea che “a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo”.

La comunità cristiana è composta da tutti coloro che hanno riposto la loro fede in Gesù il Messia (Cristo, Unto), ma come può funzionare tale comunità, tale famiglia composta da persone tanto diverse tra loro? Essa funziona in modo meraviglioso quando ognuno serve gli altri mettendo a disposizione le proprie abilità speciali, i doni spirituali che Dio, nella sua grazia, gli ha dato.

L’immagine che l’apostolo Paolo utilizza per introdurre tale distribuzione dei doni da parte di Gesù il Messia è molto particolare. Infatti in questi versi Paolo utilizza un brano dell’antico testamento, il salmo 68, facendone un’applicazione davvero molto bella.

Tale salmo ha per protagonista assoluto il Signore, il Creatore di ogni cosa, che trionfa sui suoi nemici e benedice il suo popolo. È un salmo che celebra proprio il trionfo di Dio come un Re, con tanto di corteo che accompagna il vincitore.
Quel salmo, scritto dal re Davide, riporta alla mente un momento storico importante, quello in cui Davide spostò la capitale del suo regno da Ebron a Gerusalemme, dopo aver conquistato quest’ultima e averla chiamata città di Davide (2 Sa 5:9). In seguito Davide portò anche l’arca di Dio a Gerusalemme (2Sa 6). Da quel momento il monte Sion a Gerusalemme diventò la sede non solo del Re Davide ma anche la sede simbolica del Re dei Re, il Creatore dei cieli e della terra, il Signore, come si comprende chiaramente da ciò che Davide scrisse al verso 16, riferendosi al monte Sion: “perché, o monti dalle molte cime, guardate con invidia al monte che Dio ha scelto per sua dimora? Sì, il SIGNORE vi abiterà per sempre.”

Il Signore attraverso il suo rappresentante terreno, il Re Davide, aveva riportato una grande vittoria. E Davide immagina proprio il Signore che vittorioso entra trionfante in Gerusalemme, per porre la sua dimora in Sion, che diventa il suo santuario, portando con sé i nemici prigionieri, e avendo con sé il bottino frutto della conquista (Salmo 68:17-18).

Il fatto che Paolo evochi quel salmo è davvero molto bello perché egli applica quelle parole a Gesù, discendente di Davide, il Re Messia che aveva riportato una vittoria ancora più grande di quella di Davide, sconfiggendo dei nemici ancora più temibili come è scritto ad esempio in Colossesi 2:15: “ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.” o in Ebrei 2:14: “Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo”.

Paolo non poteva scegliere un brano più bello per descrivere la vittoria di Gesù, paragonandolo a Dio stesso che trionfa sui nemici e regna dalla sua sede in Gerusalemme. Come il Signore aveva trionfato e aveva spogliato i propri nemici, così Gesù sulla croce ha trionfato sulla morte e sui sui nemici per risorgere come un Re vittorioso.

Per poter trionfare, per poter salire alla destra di Dio, come il Re dei Re che regna per sempre sull’intera creazione, Gesù è disceso sulla terra, è passato attraverso la morte ed è rimasto tre giorni nel “ventre della terra” (Mt 12:40) prima di risorgere. Egli è salito ma, per amore dell’umanità, è anche disceso nelle parti più basse della terra come Paolo ha evidenziato in questi versi. Il trionfo di Cristo, tra discesa e salita, è passato per la croce.

Ma Paolo va oltre e descrive i doni che Dio dà ai credenti proprio come la distribuzione del bottino del Re trionfante. Il bottino frutto dello spogliamento dei nemici (indicato nel salmo 68 come “doni ricevuti”) si trasforma in un bottino che viene distribuito (“doni dati” agli uomini). Che immagine suggestiva, vero?

Forse non abbiamo mai pensato in questi termini ai doni spirituali che abbiamo ricevuto come credenti, vero? Esercitando i nostri doni, partecipiamo in qualche modo al trionfo di Gesù che ha vinto la morte e, attraverso la comunità cristiana, mostra al mondo le primizie della nuova creazione. In attesa che Egli torni per stabilire il suo regno definitivo, in attesa di nuovi cieli e nuova terra, vogliamo onorarlo utilizzando nel miglior modo possibile ciò che egli ci ha donato.

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