Tu sai che ti voglio bene Evangelo di Giovanni - Episodio 89

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Questo articolo è la parte 89 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Colazione con Gesù

Tu, seguimi»


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Quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore».
Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.
In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».

(Giovanni 21:15-19 – La Bibbia)
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Dopo la sua risurrezione, Gesù stava completando la preparazione dei suoi discepoli che presto avrebbero messo sottosopra il mondo con il loro messaggio.

Tra di loro ce n’era uno che aveva bisogno di una cura particolare da parte del maestro…

Infatti, nella notte in cui Gesù fu arrestato, Pietro lo aveva rinnegato, proprio come Gesù aveva previsto (Gv 13:38). In seguito a quell’evento, egli poteva avere dubbi sulla sua effettiva capacità di servire il Signore. Gesù si sarebbe ancora fidato di lui? Gli avrebbe ancora affidato dei compiti importanti?

Gesù trovò un modo davvero straordinario per aiutare Pietro a superare le sue difficoltà.

«Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» La domanda non era casuale. Infatti Pietro aveva dichiarato in precedenza: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me» (Mt 26:33). Egli aveva anche dichiarato di essere pronto a dare la sua vita per il maestro (Gv 13:37) ma nei fatti egli aveva smentito quell’affermazione.

Ora Gesù, gli stava dando l’occasione di riflettere su ciò che aveva affermato con tanta spavalderia.

Anche se in quella notte si era spaventato e aveva rinnegato Gesù, anche se non aveva avuto la forza di rischiare la vita per il maestro, l’affetto di Pietro nei confronti di Gesù era sincero. Egli aprì quindi il suo cuore a Gesù rispondendo: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene».

Sì, Gesù conosceva l’affetto sincero di Pietro e non esitò ad incoraggiarlo, facendogli comprendere che gli affidava una parte importante nella cura del suo gregge.

Tuttavia, Gesù interrogò altre due volte Pietro, ripetendogli la medesima domanda, anche se in forma leggermente diversa. Quale scopo aveva Gesù nel procedere in quel modo?

Sicuramente il Signore Gesù sapeva che l’affetto di Pietro era sincero e non aveva bisogno di domandarlo tre volte.
Tuttavia è probabile che Gesù volesse sottolineare di proposito il triplice rinnegamento di Pietro, ripetendo la domanda tre volte, proprio per farlo riflettere a fondo.

Pietro si rattristò. Infatti alle sue orecchie, la reiterata domanda del maestro suonò come se Gesù gli avesse detto: “Sei davvero sicuro questa volta? Posso proprio fidarmi di te? Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta? Cosa garantisce che questa volta non mi rinnegherai?”
Pietro accusò il colpo e, con il cuore in mano, con grande sincerità, poté solo rispondere ancora una volta: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene».

Gesù ottenne l’effetto desiderato. Infatti, facendo la domanda per tre volte, aveva fatto riflettere Pietro sulla sua inadeguatezza e sul fatto che la sua sicurezza nei propri mezzi era stata davvero inopportuna. Ma, allo stesso tempo, il Buon Pastore aveva incoraggiato Pietro, confermandogli che avrebbe avuto una parte importante nel suo piano, essendo suo collaboratore e prendendosi cura del suo gregge.

Ma c’era di più! Finalmente Pietro era pronto per una rivelazione straordinaria… Solo quando non avrebbe più contato sulle proprie forze, egli sarebbe stato davvero pronto per dare la sua vita per il Signore!

Pietro sarebbe davvero stato uno strumento prezioso nelle mani di Dio ma doveva fare ciò che Gesù gli stava ordinando di fare. Doveva smetterla di essere indipendente, doveva smetterla di confidare nelle proprie capacità e doveva seguire il suo maestro, fidarsi di lui, essere pronto a fare ciò che il Signore gli avrebbe indicato.

Quando avrebbe steso le sue mani lasciandosi condurre dal Signore, allora sarebbe riuscito in ciò in cui aveva fallito in precedenza. Infatti molti anni dopo, con l’aiuto di Dio, Pietro onorò Dio morendo proprio come martire, a causa della sua fede.

Il modo in cui Gesù riabilitò Pietro dopo il suo rinnegamento è molto incoraggiante per noi. A quanti di noi è infatti capitato, in seguito ad una caduta, di avere dubbi sulla nostra effettiva capacità di onorare e servire Dio? A quanti è capitato di pensare di averla fatta troppo grossa perché Dio ci possa perdonare?

Il Signore sa ogni cosa e conosce ciò che abbiamo nel cuore.
Se diciamo “Signore, tu sai che ti voglio bene”, egli sa se siamo sinceri. Anche se siamo caduti, se ci accostiamo a lui con vero ravvedimento, prontezza ad abbandonare il nostro peccato e desiderio di seguirlo, egli è pronto a perdonarci, riabilitarci e servirsi ancora di noi come fece con Pietro.

— — — FINE — — —

NOTA SULLA PAROLA “AMORE”:

Alcuni studiosi hanno fatto notare che in questo dialogo tra Gesù e Pietro vengono usate in greco due verbi diversi (“agapao” e “phileo”) per indicare la parola amore. Alcuni credono che la scelta indichi un preciso significato infatti “agapao” indicherebbe l’amore assoluto di Dio, l’amore pronto a sacrificarsi per l’altro mentre “phileo” sarebbe la parola più comune per indicare anche l’amicizia e l’affetto fraterno. Secondo questa lettura, Pietro si sarebbe rattristato perché Gesù per due volte avrebbe usato il verbo “agapao” mentre la terza volta Gesù avrebbe usato il verbo “phileo”, come se Gesù avanzasse il dubbio che Pietro non provasse neanche affetto fraterno o amicizia per il suo maestro.

Io non ho seguito nel mio breve commento tale ipotesi. Infatti ci sono diversi studiosi (si legga ad esempio “Fallacie esegetiche” di D. Carson edito in italiano da GBU) che considerano questa lettura non confortata dall’utilizzo di tali termini nel nuovo testamento (e neanche dalla LXX, la traduzione in greco dell’antico testamento).

I due verbi non sembrano essere utilizzati in maniera consistente sempre con lo stesso significato ma in alcuni casi sembrano essere utilizzate come sinonimi. Ad esempio in Giovanni 3:35 e Giovanni 5:20 sono utilizzati entrambi i verbi per esprimere un medesimo concetto, l’amore del Padre verso il Figlio. In 2 Timoteo 4:10 è invece usato il verbo “agapao” per indicare l’amore di Dema per il mondo, un amore che non ha nulla a che che vedere con l’amore assoluto di Dio, l’amore pronto a sacrificarsi.

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