Tuo figlio vive Evangelo di Giovanni - Episodio 17

Questo articolo è la parte 17 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Tempo di mietere

Àlzati e cammina»


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Trascorsi quei due giorni, egli partì di là per andare in Galilea;
poiché Gesù stesso aveva attestato che un profeta non è onorato nella sua patria.
Quando dunque andò in Galilea, fu accolto dai Galilei, perché avevano visto le cose che egli aveva fatte in Gerusalemme durante la festa; essi pure infatti erano andati alla festa.
Gesù dunque venne di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino.
Vi era un ufficiale del re, il cui figlio era infermo a Capernaum.
Come egli ebbe udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, andò da lui e lo pregò che scendesse e guarisse suo figlio, perché stava per morire.
Perciò Gesù gli disse: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete».
L’ufficiale del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli disse: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detta, e se ne andò.
E mentre già stava scendendo, i suoi servi gli andarono incontro e gli dissero: «Tuo figlio vive».
Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a stare meglio; ed essi gli risposero: «Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò».
Così il padre riconobbe che la guarigione era avvenuta nell’ora che Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»; e credette lui con tutta la sua casa.
Gesù fece questo secondo segno miracoloso, tornando dalla Giudea in Galilea.

(Giovanni 4:43-54 – La Bibbia)
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Un profeta non è onorato nella sua patria. È una frase che capita di sentire spesso in svariati ambiti per indicare che quasi sempre sono proprio le persone più vicine a non apprezzare le nostre azioni per buone che siano.

Era proprio ciò che stava accadendo anche a Gesù; egli era appena stato con dei Samaritani che lo avevano riconosciuto come il Salvatore del Mondo e ora andava verso la Galilea dove invece i suoi connazionali non gli avevano ancora dato tanto credito nonostante i segni che lui aveva fatto.
Gesù aveva fatto numerosi segni in Giudea soprattutto a Gerusalemme durante la festa di Pasqua. Eppure i Giudei, e in particolare i Farisei, non lo vedevano di buon occhio soprattutto dopo l’episodio in cui aveva messo in subbuglio il tempio. Ora era tornato a Cana in Galilea, dove egli aveva già fatto il suo primo miracolo mutando l’acqua in vino. I Galilei che erano stati a Gerusalemme in pellegrinaggio avevano visto i segni che lui aveva fatto e lo avevano accolto probabilmente incuriositi da ciò che Gesù aveva fatto, e desiderosi di vedere altri miracoli.

I Samaritani lo avevano riconosciuto come il Messia, il Salvatore del mondo dopo soli due giorni passati con Lui, ascoltando la sua parola, senza che ci fossero miracoli particolari. Com’è stridente il contrasto con la Galilea e la Giudea, dove Gesù continuava a ritrovarsi davanti a persone che volevano vedere segni mentre nei suoi confronti c’era ancora diffidenza e incredulità! Per questo Gesù, di fronte alla richiesta dell’ufficiale del re, non poté fare a meno di affermare: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete».

Evidentemente questo ufficiale aveva sentito ciò che Gesù aveva fatto in Giudea ed era convinto che potesse fare anche qualcosa per suo figlio. Così, ancora una volta Gesù si trovò davanti ad una richiesta di un miracolo.

Tuttavia Gesù non fece ciò che quell’uomo gli stava chiedendo. Non scese a Capernaum che distava circa 25 Km da Cana, ma mise alla prova quell’uomo invitandolo a credere semplicemente alla sua parola: «Va’, tuo figlio vive».

Quell’uomo non si trovò quindi davanti ad un miracolo visibile, non poteva verificare immediatamente se il segno di Gesù era avvenuto oppure no. Avrebbe creduto anche senza vedere il segno con i suoi occhi oppure sarebbe stato come la maggior parte dei connazionali di Gesù che continuavano a volere vedere segni eppure non credevano?

Quell’uomo fece esattamente ciò che Gesù lo stava sfidando a fare. Egli mise da parte la sua incredulità e ripose la sua fede in Gesù. Egli infatti credette alla parola che Gesù gli aveva detta, e se ne andò. Egli credette prima ancora di vedere il segno!

Quando tornò a casa ricevette dai suoi servi la conferma di quanto Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive». Il bambino aveva cominciato a stare meglio proprio nel momento in cui Gesù aveva pronunciato quelle parole. Egli aveva creduto a Gesù sulla parola ma ora la sua fede veniva confermata dai fatti. Questo portò non solo Lui ma tutta la sua famiglia a riporre la propria fede in Gesù.

Gesù fece così un secondo segno miracoloso a Cana, in Galilea. Di fronte all’incredulità che continuava a dilagare tra i suoi connazionali Gesù continuava a piazzare cartelli indicatori affinché credessero in lui. Se il mutamento dell’acqua in vino aveva mostrato ai discepoli di Gesù la sua divina gloria nel dominare gli elementi e i processi naturali, in questa occasione Gesù mostrò addirittura la sua signoria sulla vita umana stessa. Infatti il figlio di quell’ufficiale stava morendo ma Gesù dimostrò di essere in grado di tenerlo in vita anche se non si trovava fisicamente a Capernaum, dove quel bambino stava.

Gesù aveva già fatto segni ma gli uomini non si accontentano mai: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete». Purtroppo spesso è questa la condizione dell’uomo ancora oggi. Molti vorrebbero vedere continui segni e, tuttavia, continuano a non credere in Gesù. Ma questo secondo segno a Cana aveva prodotto una fede genuina nel cuore di quell’ufficiale del re. Prima ancora di vedere il segno, egli aveva creduto alle parole di Gesù: «Tuo figlio vive». Questo rende quel centurione un esempio di fede per noi. Infatti, egli credette a Gesù sulla parola come siamo chiamati a fare anche tutti noi. E tu sei disposto a credere a Gesù sulla parola o sei di quelli che vuole continuamente vedere segni e miracoli?

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