Tutto da rifare? Episodio 30 - Libro di Neemia

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Questo articolo è la parte 30 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Un servizio apprezzato

Gli stessi errori del passato»


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«In quel tempo si lesse in presenza del popolo il libro di Mosè, e vi si trovò scritto che l’Ammonita e il Moabita non debbono mai entrare nell’assemblea di Dio, perché non erano venuti incontro ai figli d’Israele con pane e acqua, e perché avevano comprato a loro danno Balaam, perché li maledicesse; ma il nostro Dio convertì la maledizione in benedizione. Quando il popolo udì la legge, separò da Israele tutti gli stranieri.
Prima di questo, il sacerdote Eliasib, responsabile delle camere del tempio del nostro Dio e parente di Tobia, aveva messo a disposizione di quest’ultimo una camera grande là dove, prima di allora si riponevano le offerte, l’incenso, gli utensili, la decima del grano, del vino e dell’olio, tutto ciò che spettava per legge ai Leviti, ai cantori, ai portinai, e la parte che se ne prelevava per i sacerdoti.
Ma quando si faceva tutto questo, io non ero a Gerusalemme; perché l’anno trentaduesimo di Artaserse, re di Babilonia, ero tornato presso il re; e dopo qualche tempo, avendo ottenuto un congedo dal re, tornai a Gerusalemme, e mi accorsi del male che Eliasib aveva fatto per amore di Tobia, mettendo a sua disposizione una camera nei cortili della casa di Dio.
La cosa mi dispiacque molto, e feci gettare fuori dalla camera tutte le masserizie appartenenti a Tobia. Poi ordinai che si purificassero quelle camere, e vi feci ricollocare gli utensili della casa di Dio, le offerte e l’incenso.
Seppi pure che le porzioni dovute ai Leviti non erano state date, e che i Leviti e i cantori, incaricati del servizio, se ne erano fuggiti, ciascuno alla sua terra. Io ammonii i magistrati, e dissi loro: “Perché la casa di Dio è stata abbandonata?” Poi radunai i Leviti e i cantori e li ristabilii nei loro uffici. Allora tutto Giuda portò nei magazzini le decime del frumento, del vino e dell’olio. Affidai la sorveglianza dei magazzini al sacerdote Selemia, allo scriba Sadoc, e a Pedaia, uno dei Leviti; ai quali aggiunsi Anan figlio di Zaccur, figlio di Mattania, perché erano considerati uomini fedeli. Il loro compito era di fare le ripartizioni fra i loro fratelli.
Ricòrdati per questo di me, o Dio mio, e non cancellare quello che ho compiuto fedelmente per la casa del mio Dio e per il suo servizio!

(Neemia 13:1-14 – La bibbia)
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Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Capitolo 13
Neemia 13:1-14 Tutto da rifare?
Neemia 13:15-30 Gli stessi errori del passato
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

Come si usa dire, quando il gatto non c’è i topi ballano… Nei capitoli precedenti avevamo visto tutto ciò che Neemia aveva fatto per ripristinare il servizio levitico e le offerte destinate ai leviti. Ma è bastato che Neemia si allontanasse da Gerusalemme per un certo periodo di tempo perché alcune vecchie consuetudini riprendessero il sopravvento. Il risultato? Tutto da rifare.

L’episodio citato in questo brano la dice lunga sul cattivo stato spirituale del popolo, a partire da coloro che dovevano essere di esempio agli altri, la classe sacerdotale. Eliasib era infatti un sacerdote responsabile delle camere del tempio, ma approfittò della sua posizione per fare ciò che gli faceva comodo. Addirittura utilizzò una stanza che doveva essere destinata alle offerte per i Leviti, mettendola a disposizione del suo parente Tobia che era un’Ammonita, appartenente quindi ad un popolo che era un nemico storico di Israele! Oltretutto, in quel periodo le porzioni previste per i Leviti non erano state distribuite, pertanto i Leviti e i cantori che avrebbero dovuto servire nel tempio erano stati costretti ad andare a lavorare per procurarsi il cibo altrove, abbandonando il loro servizio! Neemia dovette quindi intervenire nuovamente per ripristinare ogni cosa, redarguendo i magistrati che avrebbero dovuto far rispettare la legge e richiamando i Leviti al loro compito, garantendo nuovamente la loro porzione per vivere.

Nel capitolo precedente di Neemia avevamo visto che il popolo era felice di sostenere i Leviti dal momento che questi svolgevano il loro servizio per il bene della collettività. Mi sembra significativo che, già nel capitolo seguente, leggiamo che tale situazione durò ben poco. Era proprio tutto da rifare.

È una situazione davvero triste. Per quanto ogni tanto sia comparso nella storia di Israele un uomo come Neemia, determinato a riportare la collettività a rispettare la legge di Dio, nel giro di poco tempo il popolo è sempre tornato ad allontanarsi da Dio a cominciare dalla classe sacerdotale che avrebbe dovuto essere un esempio per gli altri.

È inutile girarci intorno: questo è l’uomo. Non è un problema solo di Israele, ma è un problema di tutto il genere umano. Alla lunga, l’uomo tende sempre a cercare il proprio interesse, a favorire i propri parenti e amici, a deviare da ciò che Dio ha ordinato per assecondare le proprie inclinazioni. Non accade proprio così, anche oggi?

Cosa si può fare? Con le nostre forze ben poco. Solo Dio può trasformare il cuore dell’uomo per renderlo capace di allinearsi alla sua volontà. Una società di individui trasformati da Dio che, come Neemia, cercano il bene della collettività sarebbe una società ben diversa da quella in cui viviamo, una società in cui ognuno di noi vorrebbe vivere. Per costruire una casa bisogna però partire da ogni singolo mattone. Noi possiamo essere quel mattone, infatti non possiamo rispondere per gli altri ma, nel nostro piccolo, possiamo lasciare che Dio ci trasformi e possiamo diventare strumento nelle sue mani per favorire la trasformazione in coloro che ci circondano.

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