Un cattivo investimento


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Che gioverà a un uomo se,
dopo aver guadagnato tutto il mondo,
perde poi l’anima sua?

(Matteo 16:26 – LA BIBBIA)

Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso,
di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze,
ma in Dio,
che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo;
di far del bene,
d’arricchirsi di opere buone,
di essere generosi nel donare,
pronti a dare,
così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire,
per ottenere la vera vita.
(1Timoteo 6:17-19)
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Nella nostra società quasi sempre il successo di una persona si misura da quanto denaro è riuscito ad accumulare, da quale posizione sociale occupa, da quanti beni possiede.

Gran parte dell’umanità spende tutta la propria vita nel tentativo di accumulare di più.

Spesso, l’uomo, per il denaro, è disposto a tutto.

Per il denaro si sfasciano le famiglie.

Per il denaro alcuni diventano disonesti.

Per il denaro, ci sono uomini che sono disposti ad uccidere.

“Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua?” Queste parole di Gesù dovrebbero farci riflettere sulle nostre priorità. A cosa servirà tutta la nostra ricchezza se poi dovessimo presentarci davanti a Dio a mani vuote dal punto di vista spirituale?

Se consideriamo la vita come un dono che ci è stato dato da Dio affinché lo investiamo nel modo migliore, guadagnare tutto il mondo per poi perdere la propria anima sarebbe davvero un cattivo investimento, non trovate?

Eppure, spesso, anche coloro che credono in Dio cadono nella trappola di essere condizionati dall’accumulo di ciò che per sua natura è così incerto. L’apostolo Paolo era conscio di questo pericolo, infatti, nell’altro brano che abbiamo letto, scrivendo a Timoteo, non condannò la ricchezza in quanto tale però mostrò la sua preoccupazione per il modo in cui l’essere ricchi poteva essere un ostacolo per molti credenti che avrebbero avuto meno attitudine a dipendere totalmente da Dio per i propri bisogni.

Se il denaro diventa troppo importante per noi, la nostra vita spirituale potrebbe risentirne.

Stiamo facendo un buono od un cattivo investimento nella nostra vita? Quali sono le nostre priorità? Che rapporto abbiamo con il denaro?

Se abbiamo denaro al punto da poterci considerare ricchi, siamo in grado di continuare a confidare in Dio e sulle sue promesse piuttosto che sulla nostra sicurezza economica?

Abbiamo imparato ad utilizzare il denaro che abbiamo come un mezzo per servire Dio, venendo anche incontro alle necessità di coloro che ci circondano e sono magari in difficoltà? Riusciamo a donare con gioia , preoccupandoci di mettere da parte “un tesoro ben fondato per l’avvenire” oppure pensiamo solo a rimpinguare sempre più il nostro conto in banca? Permettiamo al denaro di rovinare i nostri rapporti con parenti ed amici?

Dobbiamo riflettere con onestà su queste cose. Perché un investimento abbia senso deve portare un rendimento nel futuro, ma quale rendimento potranno avere i nostri soldi nell’aldilà? Non conviene investire la nostra vita e tutto ciò che abbiamo pensando all’eternità più che alle cose temporanee?

Ricordo una frase in cui mi sono imbattuto qualche tempo fa: “La persona più povera che conosco è quella che non ha nulla a parte il denaro”. Sarebbe davvero triste se qualcuno avesse proprio questa sensazione incontrandoci.

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