Un piccolo dio

Condividi questo articolo su:

Novità! --Scarica "Un piccolo dio" come un file PDF! --


Questo Daniele si distingueva tra i capi e i satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; il re pensava di stabilirlo sopra tutto il suo regno.
Allora i capi e i satrapi cercarono di trovare un’occasione per accusare Daniele circa l’amministrazione del regno, ma non potevano trovare alcuna occasione né alcun motivo di riprensione, perché egli era fedele e non c’era in lui alcuna mancanza da potergli rimproverare.
Quegli uomini dissero dunque: «Noi non avremo nessun pretesto per accusare questo Daniele, se non lo troviamo in quello che concerne la legge del suo Dio». Allora capi e satrapi vennero tumultuosamente presso il re e gli dissero: «Vivi in eterno, o re Dario! Tutti i capi del regno, i prefetti e i satrapi, i consiglieri e i governatori si sono accordati perché il re promulghi un decreto e imponga un severo divieto: chiunque, per un periodo di trenta giorni, rivolgerà una richiesta a qualsiasi dio o uomo tranne che a te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni. Ora, o re, promulga il divieto e firma il decreto, perché sia immutabile conformemente alla legge dei Medi e dei Persiani, che è irrevocabile».
Il re Dario quindi firmò il decreto e il divieto.
(Daniele 6:3-9 – La bibbia)

Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

Mors tua vita mea. Questa locuzione latina, che significa “morte tua, vita mia”, descrive molto bene l’opportunismo di chi trae un risultato vantaggioso dalla disgrazia altrui.

La competizione esasperata, che caratterizza la nostra società, può portare anche a usare mezzi non proprio leciti pur di ottenere un risultato. E questo trova conferma ogni giorno nelle notizie che leggiamo sui giornali.

Circa duemilacinquecento anni fa, quando accaddero gli eventi narrati in questi versi, le cose non erano tanto diverse.

Daniele era stato nominato come uno dei tre capi che sovrintendevano a centoventi satrapi nell’amministrazione del regno.

Inoltre, si prospettava per lui un’ulteriore promozione perché il re stava pensando di stabilirlo sopra tutto il suo regno. Questa possibilità aveva scatenato l’invidia degli altri capi e satrapi, al punto che si misero a cercare un pretesto per mettere fuori gioco Daniele.

Daniele, all’epoca, poteva avere tra i settanta e gli ottant’anni. Aveva servito fedelmente in Babilonia fin dalla sua deportazione, quando era un ragazzo. E fin dai tempi di Nabucodonosor si era distinto e aveva ricevuto incarichi importanti nel regno. Il brano evidenzia il fatto che in Daniele c’era uno spirito straordinario che gli permetteva di eccellere. Fin dai primi capitoli del libro di Daniele, si capisce che tale spirito straordinario era frutto dell’opera di Dio in Daniele.

Ciò che mi ha colpito è l’integrità di Daniele la quale era nota anche ai suoi nemici, al punto che essi si resero conto che l’unico modo in cui potevano farlo cadere era mettere in conflitto la legge dello stato con la fede di Daniele. Questo li spinse ad architettare un piano che faceva leva sull’orgoglio del re. Dario non resistette alla possibilità di essere l’unico a cui, per trenta giorni, ogni suddito del regno avrebbe dovuto rivolgere le proprie richieste, e acconsentì alla loro richiesta. Anche lui, pur essendo re, come tutti gli uomini era spinto dal desiderio di diventare ancora più grande, un “piccolo dio”. E i capi e i satrapi, che erano come lui, lo sapevano bene.

Il desiderio di essere il numero uno, la superbia, la mania di grandezza è spesso il motore del peccato dell’uomo. Possiamo osservare che la maggior parte dei problemi dell’umanità è causata dalla superbia e dal desiderio di dominare sugli altri. In fondo, nel suo piccolo, ogni uomo aspira a qualcosa di più, ad essere “un piccolo dio”. Sembra proprio che Satana abbia insegnato bene il mestiere ai propri figli.

Daniele si distingueva dagli altri della sua epoca per la sua integrità e fedeltà a Dio che lo portava a servire con integrità anche gli uomini. Ed anche i suoi “colleghi” lo sapevano. Quanto era lontano Daniele dai loro sentimenti e dalle loro macchinazioni!
Come credente voglio essere proprio come Daniele. Non mi interessano le macchinazioni che muovono gran parte degli esseri umani, spinti dalla vanità, dal desiderio di diventare qualcuno, di essere sempre più grandi. Mentre gli altri aspirano a diventare “piccoli dèi”, io ho il privilegio di conoscere l’unico grande Dio, il creatore di ogni cosa: che Egli sia benedetto in eterno!

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo, sentiti libero di contattarmi via mail o sui social networks.
Condividi questo articolo su:
Posted in Pensieri and tagged .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!