Un tempo di ristoro Atti degli apostoli - Episodio 40

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Questo articolo è la parte 40 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«Dalle stelle alle stalle

Nessuna discriminazione»


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Il giorno seguente partì con Barnaba per Derba. E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni.
Dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, e aver pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Quindi, attraversata la Pisidia, giunsero in Panfilia. Dopo aver annunciato la Parola a Perga, scesero ad Attalia; e di là salparono verso Antiochia, da dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuta. Giunti là e riunita la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri. E rimasero con i discepoli parecchio tempo.

(Atti 14:21-28 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Dopo aver rischiato la vita a Listra, Paolo e Barnaba non si erano persi d’animo e il Signore li aveva sostenuti anche a Derba dove la loro predicazione aveva portato ancora alla formazione di molti discepoli.

Ma a quel punto Paolo e Barnaba avevano probabilmente realizzato che fosse giunto il tempo di ritornare nella loro assemblea locale di partenza per condividere con loro gli sviluppi del viaggio missionario.

Così nel ritornare a casa, visitarono di nuovo le chiese che avevano fondato lasciandoci un buon esempio di strategia missionaria da seguire. Aveva infatti un senso tornare a visitare coloro che si erano convertiti da poco per fortificarli nella loro fede anche considerando le persecuzioni in cui potevano venirsi a trovare.

L’esperienza di Paolo, che a Listra era stato lapidato ed aveva riportato ferite tali da essere considerato morto, fu certamente una spinta ad avvertire tutti i neoconvertiti delle tribolazioni che avrebbero passato nel loro cammino in attesa del ritorno del Signore Gesù. Infatti Paolo sapeva cosa aveva passato e sapeva che non sarebbe stato facile resistere in circostanze simili se non si fosse stati abbastanza preparati e fermi nella fede.

Paolo e Barnaba identificarono tra i discepoli alcuni che potevano svolgere il compito di anziani, che potevano quindi sorvegliare il gregge di Dio, nutrirlo e prepararlo ad affrontare le pressioni esterne. Paolo e Barnaba non potevano infatti rimanere per sempre con loro ed era quindi necessario che alcuni prendessero la responsabilità della conduzione. Considerando che si trattava di chiese formate da poco tempo, alcuni potrebbero avere dei dubbi sul fatto che ci fossero già persone pronte per un compito così impegnativo ma occorre anche considerare che alcuni avevano fatto parte delle sinagoghe in precedenza e avevano quindi già una buona base di partenza. Inoltre, Paolo e Barnaba avevano certamente fiducia nel Signore Gesù e sapevano che sarebbe stato lui stesso ad edificare la sua chiesa come aveva promesso e avrebbe guidato quei fratelli nella loro crescita personale e nella crescita complessiva della chiesa. Paolo e Barnaba quindi pregarono e digiunarono con loro, raccomandandoli al Signore e poi, fidandosi di Dio, li lasciarono proseguire il loro cammino con il Signore.

A questo proposito faccio una breve digressione. Un problema diffuso nella chiesa moderna è che spesso si aspettano molti anni anche prima di affidare compiti molto più semplici ai credenti, ma questo porta alla stagnazione nella chiesa e porta ad avere sempre guide molto anziane di età e giovani che non imparano ad essere impegnati nel servizio fin dalla loro conversione, con ripercussioni sul futuro della chiesa. Se siamo missionari o anziani nella chiesa forse dovremmo imparare a fidarci un po’ di più del Signore Gesù come fecero Paolo e Barnaba e lavorare costantemente già oggi per formare persone che possano svolgere il compito di anziani invece di pensare che nessuno potrà mai essere pronto per sostituirci!

Finalmente Paolo e Barnaba poterono tornare ad Antiochia, là dove i fratelli e le sorelle li avevano affidati al Signore per il compito che Dio aveva scelto per loro. Fu certamente un tempo di ristoro per Barnaba e Paolo ma anche per il resto della chiesa che fu incoraggiata nell’ascoltare tutto ciò che il Signore aveva fatto durante quel lungo viaggio.

Ancora una volta essi descrissero il modo in cui Dio aveva aperto la porta della fede agli stranieri. Nonostante la chiesa di Antiochia fosse già composta per gran parte di gentili, doveva sempre fare un certo effetto considerare come il vangelo di Gesù potesse penetrare in mezzo a popoli sempre più lontani e sempre più ignoranti del Dio di Israele e del suo Messia. Sì, persino a Listra dove le persone adoravano Giove, gli apostoli erano riusciti a parlare del Dio vivente e vero e anche in quelle zone, nonostante la persecuzione, ora c’erano dei discepoli di Gesù!

Paolo e Barnaba restarono ad Antiochia per parecchio tempo perché era proprio necessario un tempo di ristoro in mezzo alla propria chiesa locale prima di ripartire per la missione. C’era ancora molto lavoro da fare e, con le batterie di nuovo cariche, Paolo e Barnaba avrebbero presto raggiunto luoghi ancora più lontani perché, come ben sappiamo, Dio era determinato a raggiungere tutto il mondo con la buona notizia della salvezza in Gesù.

Leggendo questo brano si percepisce come la chiesa di Gesù sia caratterizzata dalle relazioni fraterne tra i discepoli di Gesù in ogni luogo. Paolo e Barnaba erano legati alle chiese che avevano fondate e si erano preoccupati di prepararli ad affrontare la persecuzione, di rinforzarli nella fede e nell’affidare il compito di anziani ad alcuni fratelli che essi stessi si erano preoccupati di selezionare. Ma essi erano legati anche alla chiesa di Antiochia a cui appartenevano e condivisero con essa la gioia e i risultati della missione.

I discepoli di Gesù del primo secolo vivevano evidentemente la vita comunitaria come un dono prezioso di Dio. Mi chiedo quanti cristiani oggi vivano invece come solitari, noncuranti delle relazioni fraterne, slegati da qualunque chiesa locale, senza sentire il bisogno di un tempo di ristoro in mezzo ai propri fratelli. Quanto abbiamo da imparare dai nostri fratelli del primo secolo!

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