Una lettera consolante Atti degli apostoli - Episodio 42

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Questo articolo è la parte 42 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«Nessuna discriminazione

Punti di vista diversi»


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Quando ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all’inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. E con ciò si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
“Dopo queste cose ritornerò e ricostruirò la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi, affinché il rimanente degli uomini e tutte le nazioni, su cui è invocato il mio nome, cerchino il Signore,
dice il Signore che fa queste cose, a lui note fin dall’eternità”.
Perciò io ritengo che non si debba turbare gli stranieri che si convertono a Dio; ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati, e dal sangue.
Perché Mosè fin dalle antiche generazioni ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe dove viene letto ogni sabato».
Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli. E consegnarono loro questa lettera:
«I fratelli apostoli e anziani, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dal paganesimo, salute.
Abbiamo saputo che alcuni fra noi, partiti senza nessun mandato da parte nostra, vi hanno turbato con i loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre. È parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli insieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno messo a repentaglio la propria vita per il nome del Signore nostro Gesù Cristo. Vi abbiamo dunque inviato Giuda e Sila; anch’essi vi riferiranno a voce le medesime cose. Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie: di astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi. State sani».
Essi dunque presero commiato e scesero ad Antiochia, dove, radunata la moltitudine dei credenti, consegnarono la lettera. Quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che essa portava loro. Giuda e Sila, anch’essi profeti, con molte parole li esortarono e li fortificarono. Dopo essersi trattenuti là diverso tempo, i fratelli li lasciarono ritornare in pace a coloro che li avevano inviati. [Ma parve bene a Sila di rimanere qui.] Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e portando, insieme a molti altri, il lieto messaggio della Parola del Signore.

(Atti 15:13-35 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Avete mai ricevuto una lettera che vi ha particolarmente consolato? Quando abbiamo dei problemi o qualcosa ci turba, parole appropriate che recano conforto possono proprio essere come un bicchiere di acqua fresca quando siamo assetati.

I credenti di Antiochia, per lo più gentili incirconcisi, erano stati certamente turbati dalla visita di quei fratelli provenienti dalla Giudea che avevano messo in dubbio la loro salvezza! Essi avevano creduto in Gesù il Messia ed erano stati accettati come fratelli anche da Paolo e Barnaba che erano Ebrei, eppure ora qualcuno stava dicendo loro che dovevano essere circoncisi per poter accedere alla salvezza (At 15:1). Non dimentichiamo che la circoncisione non era fine a se stessa ma permetteva ad un gentile di diventare proselito Giudeo a tutti gli effetti ed implicava quindi l’impegno a vivere come Giudeo osservando tutta la legge di Mosè. Non era quindi una cosa banale.

L’incontro che si svolse ad Antiochia tra i fratelli della chiesa di Antiochia e quella di Gerusalemme aveva però messo in evidenza che Dio aveva dato lo Spirito Santo senza fare nessuna discriminazione sia ai circoncisi che agli incirconcisi il che portava a pensare che non fosse necessario per i discepoli gentili diventare proseliti Giudei.

Fu Giacomo, il fratello di Gesù che nel frattempo aveva assunto un ruolo autorevole nella chiesa di Gerusalemme, a prendere la parola per trarre le conclusioni dell’incontro.

Le sue parole sono significative perché egli conferma la tesi di Pietro, Paolo e Barnaba attraverso la citazione del brano tratto dal profeta Amos 9:11-12. Quella citazione si riferisce ad un tempo in cui Dio avrebbe ricostruito la casa di Davide, ovvero ci sarebbe di nuovo stato un Re di Israele proveniente da quella casa e quel Re non era proprio Gesù il Messia? Ma allora era arrivato il tempo in cui il nome di Dio doveva essere invocato da tutte le nazioni proprio come quel testo dice! Giacomo quindi non aveva difficoltà a riconoscere che anche tra i gentili Dio si stava formando un popolo consacrato al suo nome!

Ma allora che senso aveva costringere i gentili a diventare Giudei? Nessuno! Giacomo osservò quindi che non si dovevano turbare gli stranieri che si convertivano al Dio di Israele imponendo loro la circoncisione per farli diventare proseliti Giudei. È una conclusione logica.

Giacomo propose quindi di mandare una lettera alla chiesa di Antiochia e di estenderla anche ad altre chiese che potevano incontrare lo stesso problema mettendoli in guardia da coloro che li turbavano senza alcun mandato da parte della chiesa di Gerusalemme. Si noti che la lettera fu affidata a Paolo e Barnaba ma l’assemblea ritenne opportuno mandare con loro anche dei rappresentanti autorevoli da Gerusalemme, Sila e Giuda detto Barsabba, che potevano confermare ” a voce” quanto scritto nella lettera. Fecero quindi le cose per bene per non lasciare alcun dubbio.

Il testo ci dice che la lettera recò consolazione alla chiesa di Antiochia e i fratelli godettero anche per parecchio tempo la presenza di Giuda e Sila che esercitarono i loro doni spirituali fortificando la fede dei credenti.

Veniamo ora ai contenuti della lettera, e ci chiediamo perché i credenti di Antiochia si rallegrarono in quel modo. Perché la lettera fu così consolante se conteneva comunque degli ordini da rispettare? Che tipo di ordini erano?

La questione non è semplice, infatti tra gli studiosi ci sono molte interpretazioni diverse circa il significato di questa lettera e il motivo per cui Giacomo indicò proprio quelle cose come necessarie e non altre. Sono cosciente quindi che non tutti condividano la mia conclusione e rispetto anche altre posizioni, ma proporrò quella che mi sembra la spiegazione più logica e coerente con le conclusioni stesse di quell’incontro fraterno che si era tenuto a Gerusalemme.

Nessuno può pensare che l’elenco di Giacomo volesse essere esaustivo per la vita cristiana in ogni tempo infatti sono assenti anche comandamenti piuttosto essenziali per un cristiano (es. non rubare, non uccidere…). Anche l’idea che qui ci si riferisca alle leggi date a Noè dopo il diluvio, quindi valide per tutta l’umanità, non mi soddisfa molto perché, ad esempio, in tale occasione, a proposito di “non uccidere”, Dio sancì la pena di morte per chi uccideva un altro essere umano, un concetto piuttosto importante che Giacomo non si preoccupò neanche di accennare nel suo discorso.

Mi sembra evidente che Giacomo in questa occasione si concentrò in maniera particolare solo su un aspetto essenziale che avrebbe causato problemi nei rapporti tra gentili e Giudei di quel tempo, esortando i gentili ad astenersi da tutte quelle pratiche che in qualche modo erano proprio caratteristiche dei popoli pagani ed erano legate all’idolatria. La lettera è infatti indirizzata proprio a coloro che “provengono dal paganesimo”. Il modo migliore in cui i gentili convertiti potevano mostrare il loro cambiamento ai loro fratelli Giudei era prendere le distanze dalle pratiche che caratterizzavano i loro concittadini dediti all’idolatria, astenendosi quindi da tutte “le cose contaminate nei sacrifici agli idoli”. Ad esempio la fornicazione caratterizzava il mondo pagano antico, basti pensare alla prostituzione sacra che caratterizzava gran parte dei culti pagani. Anche cibarsi di animali che venivano soffocati e dai quali non veniva fatto scorrere via il sangue era una pratica diffusa che ovviamente i Giudei consideravano abominevole. I credenti gentili avrebbero quindi dovuto mostrare particolare attenzione per questi aspetti se non volevano essere un ostacolo alla diffusione del vangelo nei confronti dei Giudei che vivevano nelle loro città. Non a caso, sarà anche questo uno degli argomenti principali di Paolo nella sua lettera ai Corinzi, a testimonianza del fatto che il problema era reale.

In sostanza i credenti Giudei non dovevano turbare i gentili forzandoli a diventare proseliti Giudei ma allo steso modo i gentili dovevano mostrare particolare attenzione verso i propri fratelli Giudei dando concreti segni della loro fede e del loro rispetto per il Dio di Israele.

D’altra parte, anche se oggi viviamo in un mondo in cui le sinagoghe e le chiese cristiane sembrano non avere nulla in comune, non dobbiamo dimenticare che in quel periodo storico erano proprio le sinagoghe i luoghi dove i gentili avevano per la prima volta sentito parlare del Dio di Israele e del suo Messia nelle loro città dedite al paganesimo! Sembra proprio che Giacomo pensasse a questo quando osservò che “Mosè fin dalle antiche generazioni ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe dove viene letto ogni sabato”. In quell’epoca non esistevano le bibbie portatili personali come le abbiamo oggi e il nuovo testamento si stava ancora formando, quindi erano proprio le sinagoghe gli unici luoghi in cui i gentili avevano potuto ascoltare la lettura delle scritture ebraiche per imparare a conoscere l’unico vero Dio! Anche se non era richiesto loro di diventare proseliti Giudei e di osservare tutta le legge, non dobbiamo dimenticare che le scritture erano essenziali per conoscere il Dio creatore dei cieli e della terra e imparare quei principi che dovevano regolare i rapporti umani e il rapporto con Dio, principi che saranno poi ribaditi negli scritti apostolici del nuovo testamento ma senz’altro presenti già nella legge di Mosè! Era quindi più che opportuno che i cristiani gentili cominciassero dalle cose basilari osservando un comportamento minimo che gli permettesse di continuare a relazionarsi con i Giudei delle loro città mostrando il dovuto rispetto.

Le osservazioni di Giacomo furono evidentemente vagliate attentamente davanti a Dio e poi condivise dagli altri. A quel punto la cosa non fu quindi presentata come opinione di Giacomo ma come indicazione che proveniva dallo Spirito Santo. Anche in dettagli come questo, noi credenti del ventunesimo secolo abbiamo molto da imparare nel modo in cui siamo chiamati a prendere decisioni insieme davanti a Dio evitando di fare prevalere le nostre opinioni ma cercando di comprendere cosa lo Spirito Santo ci stia indicando.

La chiesa Di Antiochia si rallegrò per questa lettera perché in effetti confermava la loro libertà in Cristo anche se allo stesso tempo sanciva la loro responsabilità. A distanza di duemila anni dobbiamo chiederci se abbiamo la stessa maturità nell’affrontare questioni importanti che riguardano la nostra fede. All’epoca i credenti avevano già individuato che c’erano due estremi che andavano evitati. Da una parte c’erano coloro che volevano forzare tutti i credenti a diventare Giudei e ad osservare la legge di Mosè e dall’altra c’erano quelli che, come si nota anche in varie lettere di Paolo, promuovevano un antinomianismo (dal greco “nomos”= legge) e un libertinismo che mostravano disprezzo non solo per i Giudei e per la legge ma anche per la grazia di Dio, rendendo un cristiano quasi indistinguibile da un pagano nei suoi comportamenti. Lascio ad ognuno il compito di valutare quale dei due atteggiamenti abbia prevalso nei secoli ma, osservando la chiesa di oggi, ci rendiamo conto che è sempre più difficile trovare un cristiano che non ricada in uno di questi due estremismi.

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One Comment

  1. Caro Omar, sono grato a Dio per le chiare e pacate spieazioni che stai dando con questi studi. Il Signore continui a benedirti e a benedire ciò che stai facendo. Tuo fratello in Cristo, Franco.

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