Una morte necessaria Evangelo di Giovanni - Episodio 50

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Questo articolo è la parte 50 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Accoglienza regale

La parola che giudica»


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Or tra quelli che salivano alla festa per adorare c’erano alcuni Greci. Questi dunque, avvicinatisi a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, gli fecero questa richiesta: «Signore, vorremmo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea; e Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
Gesù rispose loro, dicendo: «L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo dev’essere glorificato. In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna. Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà. Ora, l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!»
Allora venne una voce dal cielo: «L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!»
Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Gli ha parlato un angelo».
Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.
Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me». Così diceva per indicare di qual morte doveva morire.
La folla quindi gli rispose: «Noi abbiamo udito dalla legge che il Cristo dimora in eterno; come mai dunque tu dici che il Figlio dell’uomo dev’essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?»
Gesù dunque disse loro: «La luce è ancora per poco tempo tra di voi. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre, non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli di luce».
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.

(Giovanni 12:20-35 – La Bibbia)
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Tutto sembrava mettersi nel migliore dei modi per Gesù quando entrò in Gerusalemme trionfante, accolto da una folla che diceva:”Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!” (Gv 12:13).

La risurrezione di Lazzaro aveva contribuito ad attirare molte persone (v.17-19) e il successo sembrava destinato ad espandersi quando alcuni Greci espressero il desiderio di vedere Gesù. Probabilmente con l’espressione “greci”, come accade anche in Gv 7:35, ci si riferisce qui non tanto a greci veri e propri ma ad ebrei dispersi nel mondo di lingua greca che andavano a Gerusalemme per la pasqua.

Sembrava proprio il momento di cavalcare l’onda del successo. Gesù poteva approfittare di quel momento di straordinaria popolarità ed incrementarla ancora, magari con un altro sensazionale miracolo… Ma quando i discepoli si recarono da Gesù ad informarlo della richiesta, egli diede loro una risposta che non si sarebbero aspettati, spegnendo in qualche modo il loro entusiasmo:
“L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo dev’essere glorificato” (v.23)

I discepoli dovevano essere scioccati dalla sua risposta. Ma come? Proprio adesso che le cose cominciavano ad andare bene, proprio ora che il consenso stava crescendo intorno a lui e, proprio ora che la folla lo aveva accolto come re proprio lì a Gerusalemme dove c’era stata molta opposizione fino a quel momento, proprio nel momento in cui il successo era tangibile e il loro maestro poteva manifestarsi come il Messia in tutto il suo splendore, egli stava parlando di portare frutto attraverso la morte? Perché il loro maestro si comportava in quel modo? Perché stava rovinando tutto invece di lasciare che la sua fama crescesse ancora per poi farsi incoronare re?

Gesù conosceva bene la sua missione. Sapeva che il granello di frumento deve essere seminato, deve morire per portare frutto. E sapeva che l’ora era venuta perché questo avvenisse. I suoi discepoli, tutte le persone che stavano lì davanti a lui, e anche quei Greci che avevano voluto incontrarlo, avrebbero ottenuto salvezza solo se “il granello fosse morto”.

Loro si aspettavano l’incoronazione di Gesù il Messia ma Egli stava dichiarando che il suo regno glorioso non sarebbe stato instaurato se prima egli non avesse dato la sua vita sulla croce. Il motivo per cui era venuto era proprio quello di glorificare il Padre dando la sua vita proprio come un granello di frumento viene seminato per poi ottenere il raccolto. Per quanto potesse essere difficile, egli non avrebbe chiesto di essere salvato da ciò che stava per accadergli ma avrebbe fatto la volontà del Padre fino in fondo.

Nelle sue parole Gesù fece inoltre comprendere che anche coloro che volevano essere suoi servi dovevano essere pronti a percorrere la sua stessa strada. I suoi servi lo avrebbero seguito, non concentrandosi sulle soddisfazioni temporanee che questo mondo poteva dare in questa vita ma investendo in qualcosa di molto più importante e duraturo: la vita eterna.

Le sue parole non erano facili da accettare, ma furono confermate attraverso la voce del Padre. Quella voce non era necessaria per Gesù ma serviva da conferma a coloro che erano presenti. Serviva a prepararli a ciò che sarebbe accaduto nei giorni seguenti, affinché quando Gesù sarebbe stato posto sulla croce, essi non fossero colti di sorpresa ma potessero riflettere.

Il Messia Gesù avrebbe instaurato il suo regno e avrebbe attirato gli uomini verso sé ma lo avrebbe fatto dopo aver dato la propria vita per loro. Con la sua morte e risurrezione, per quanto potesse sembrare incomprensibile ai suoi discepoli in quel momento, Gesù avrebbe sconfitto il sistema di questo mondo che si contrappone a Dio e tiene l’uomo sotto la schiavitù del peccato portandolo alla morte eterna, e avrebbe sconfitto il principe di questo mondo, il diavolo che attraverso quel sistema tiene gli uomini in schiavitù.
La sua morte sulla croce non sarebbe stata la fine, perché dopo la sua morte e la sua risurrezione Egli avrebbe attratto a sé le persone, prima i giudei e poi gli stranieri, come accade ancora oggi a distanza di due millenni.

Le persone erano confuse. Che razza di Messia era quello? Non era il condottiero che si aspettavano. La folla conosceva la profezia messianica di Daniele in cui uno simile ad un figlio dell’uomo riceveva da Dio un regno che sarebbe durato per sempre (Da 7:13-14), ma Gesù stava dicendo che il Figlio dell’uomo doveva morire. Di cosa stava parlando? Ancora una volta Gesù sembrava non rispondere alle loro aspettative messianiche.

Anche se le parole di Gesù non piacevano loro, essi avrebbero dovuto farsene una ragione perché non c’erano alternative alla verità che egli stava illustrando loro. Per questo Gesù li invitò a ricevere le sue parole, a camminare nella luce, a diventare figli di luce, ad approfittare della sua presenza in mezzo a loro per comprendere ed accettare la meravigliosa realtà di cui egli stava parlando, il Messia sofferente di cui è scritto in Isaia 53 che avrebbe dato la sua vita per i loro peccati. La sua era una morte necessaria. Se lo avessero rifiutato sarebbero rimasti nelle tenebre.

Come vedremo in seguito, queste parole di Gesù raffreddarono gli entusiasmi e non piacquero alla folla. Molti di loro rimasero nell’incredulità e pochi giorni dopo sarebbero stati d’accordo sulla sua crocifissione.

Ma Gesù aveva detto la verità. Era necessario che il Re dei Re rinunciasse alla fama, al successo e andasse avanti nella sua missione fino a dare la sua vita sulla croce.

Era necessario che il granello di frumento cadesse in terra per portare frutto.

E la storia ha mostrato che il raccolto è stato grande. Quel granello ha prodotto molto frutto. Dopo due millenni, ancora oggi ci sono persone in tutto il mondo che vanno a Gesù per essere salvati. Ringrazio il Signore perché anche io sono un frutto di quel granello di frumento caduto in terra. E tu?

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