Una preghiera efficace Prima lettera di Giovanni - Episodio 16

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Questo articolo è la parte 16 di 17 nella serie 1 lettera di Giovanni

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«La testimonianza di Dio

Il vero Dio e la vita eterna»


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Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.
Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.
Se qualcuno vede suo fratello commettere un peccato che non conduca a morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono un peccato che non conduca a morte. Vi è un peccato che conduce a morte; non è per quello che dico di pregare. Ogni iniquità è peccato; ma c’è un peccato che non conduce a morte.

(1 Giovanni 5:14-17 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla prima lettera di Giovanni

La possibilità di pregare è un dono straordinario che Dio ci ha della terra, Colui che ha ogni cosa nelle sue mani, quindi non c’è niente che Egli non possa fare.

Tuttavia questo brano ci dice che le nostre preghiere saranno esaudite quando sono secondo la sua volontà. A qualcuno potrebbe sembrare un’assurdità. Infatti a cosa serve pregare se alla fine Dio farà comunque solo ciò che rientra nella sua volontà?

Mi rendo conto che questo pensiero può affiorare in chi pensa che la preghiera sia il mezzo che dobbiamo usare per convincere Dio a fare ciò che vogliamo noi… E purtroppo ci sono molte persone che la pensano così. Ma davvero questo è lo scopo della preghiera?

Lo scopo della preghiera è innanzitutto quello di mettersi in sintonia con Dio, dimostrando la nostra dipendenza da Lui. Quando preghiamo ammettiamo che abbiamo bisogno di Dio, riponiamo in lui la nostra fiducia come figli che sanno che il Padre provvederà loro le cose di cui hanno bisogno. Sappiamo che non siamo soli ma che Egli è accanto a noi qualunque cosa stiamo passando. In preghiera siamo noi ad allinearci alla volontà di Dio, non il contrario.

Ne abbiamo un esempio nella preghiera di Gesù nel Getsemani poco prima di essere tradito. Gesù era senza peccato ed era in perfetta sintonia con Dio. Il Padre ascoltava sempre le sue preghiere, eppure in quell’occasione egli ha pregato così: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. Gesù, nella sua umanità, soffriva al pensiero del dolore che lo aspettava sulla croce ma allo stesso tempo egli sapeva che la croce faceva parte della sua missione. In questa preghiera egli non si vergogna di esprimere la sua angoscia e il suo desiderio dal punto di vista umano, ma allo stesso tempo egli è pronto a dipendere completamente da Dio e ad accettare la sua volontà. Questo è l’atteggiamento giusto che dobbiamo mostrare anche noi in preghiera.

Ho sperimentato molte volte nella mia vita che le mie preghiere tendono ad essere egoistiche e dirette verso le cose sbagliate proprio nei momenti in cui sono più lontano da Dio o sto tollerando il peccato nella mia vita. In quei momenti le mie richieste a Dio sono un po’ come quelle dei bambini che fanno i capricci e vogliono che i genitori assecondino i loro desideri. Quando non sono in sintonia con Dio, anche la mia preghiera non lo è.

Ma quando il mio rapporto con Dio è buono e cerco di ubbidire e di fare la sua volontà, mi accorgo che anche le mie preghiere tendono ad essere meno egoistiche e più in sintonia con Dio. 

Più sono in sintonia con Dio, più mi fido di Lui e più lo Spirito Santo mi guida anche nella preghiera. In preghiera non mi vergognerò di esprimere anche i miei desideri, ma allo stesso tempo mi avvicinerò con riverenza pronto ad accettare la buona e perfetta volontà di Dio.
In questo caso Giovanni fa un esempio di preghiera che è certamente in sintonia con la sua volontá. Cosa c’è di meno egoistico di una preghiera di intercessione per un fratello che sta vivendo una situazione di peccato? Questa è davvero una preghiera che mostra tutto l’amore che abbiamo per il nostro fratello ed è certamente una preghiera che il Signore gradisce. Questa è proprio una preghiera che Dio vuole che facciamo.

Chi non è un cristiano nato di nuovo non riuscirà a risollevarsi dal peccato ma finirà  per allontanarsi sempre di più da Dio. In tal senso il peccato di quell’individuo non può fare altro che portarlo verso la morte perché egli manifesterà in maniera chiara la sua incredulità.  L’incredulità è davvero il peccato  analogo al peccato contro lo Spirito Santo che Gesù definiva imperdonabile (Mt 12:31-37). L’incredulità verso la persona di Gesù  Cristo conduce l’uomo verso la morte spirituale, la morte eterna. In tal caso non c’è nulla che possiamo fare per Lui, neanche con le nostre preghiere.

Ma il nostro fratello in fede, sincero, che ha una relazione con Dio, beneficerà della nostra preghiera e possiamo aspettarci che egli possa risollevarsi con l’aiuto di Dio.  Il Signore gli darà la vita, gli darà ancora di riconoscere il proprio peccato, rialzare la testa e ritrovare la strada maestra è la gioia della vita eterna. Il peccato normalmente porta tristezza nella vita del credente ma non lo conduce nè verso la morte fisica nè verso la morte spirituale perché il Signore è in grado di risollevarlo attraverso l’azione dello Spirito Santo e l’intercessione dei fratelli. Il credente prova una grande gioia quando la sintonia con Dio è ristabilita.

Che Dio ci dia di essere in sintonia con Lui in modo che anche le nostre preghiere lo siano. Impariamo ad intercedere per i nostri fratelli e sorelle che amano Gesù Cristo davvero, ma si trovano a vivere un periodo negativo a causa del loro peccato. Quella è una preghiera efficace e possiamo essere certi che Dio risponderà. Conosco molti che per un tempo sono sembrati figli di Dio dimostrando poi di non esserlo, ma non conosco nessun credente davvero sincero, nato da Dio, che abbia concluso i suoi giorni vivendo volontariamente nel peccato, lontano da Dio. 

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