Una saggezza che viene da Dio Atti degli apostoli - Episodio 44

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Questo articolo è la parte 44 di 49 nella serie Atti degli apostoli

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«Punti di vista diversi

Quando Dio chiude una porta»


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Giunse anche a Derba e a Listra; e là c’era un discepolo, di nome Timoteo, figlio di una donna ebrea credente, ma di padre greco. Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano a Listra e a Iconio.
Paolo volle che egli partisse con lui; perciò lo prese e lo circoncise a causa dei Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco. Passando da una città all’altra, trasmisero ai fratelli, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme. Le chiese dunque si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero.

(Atti 16:1-5 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Dobbiamo ammettere che molto spesso noi cristiani non abbiamo la flessibilità mentale necessaria per applicare i principi biblici alle varie situazioni della vita in cui ci troviamo. Tutti (o quasi) siamo bravi a distinguere il bianco dal nero, ma non è sempre facile capire cosa fare quando ci si trova nelle zone grigie, anzi sono sicuro che molti negherebbero persino l’esistenza di zone grigie.

L’apostolo Paolo in questo brano ci dimostra invece una sapienza particolare nell’applicare i principi in maniera flessibile a seconda della situazione specifica, una saggezza che viene da Dio.

Sappiamo infatti che nel capitolo 15 Paolo aveva mostrato grande determinazione nel difendere il principio secondo cui non si dovesse imporre la circoncisione ai gentili come requisito per la salvezza e, se leggiamo la lettera di Paolo ai Galati abbiamo la conferma che egli lottò con tutte le sue forze per non circoncidere Tito che era greco (Ga 2:3) quando altri avevano insistito perché lo fosse.

Eppure in questo caso, senza che nessuno lo forzasse a farlo, egli circoncise Timoteo prima di portarlo con sé in missione.

Perché Paolo si comportò così? Perché la situazione era completamente diversa.

Dal testo appare chiaro che Timoteo, pur non essendo circonciso, era già parte della chiesa ed era ben voluto dai fratelli di Listra e di Iconio che gli rendevano una buona testimonianza. Possiamo quindi essere sicuri del fatto che non c’erano pressioni da parte della chiesa per fare circoncidere Timoteo! D’altra parte questo era coerente con le decisioni che erano state prese qualche tempo prima a Gerusalemme.

Quindi la motivazione che spinse Paolo a circoncidere Timoteo era di natura diversa da quella discussa a Gerusalemme.

È facile intuire che Paolo avesse due preoccupazioni, una esterna ed una interna. Dal punto di vista della testimonianza verso l’esterno, egli era preoccupato della testimonianza verso i Giudei che non avevano ancora creduto in Gesù come Messia e che vivevano in quei luoghi. Sul fronte interno alla chiesa, invece, egli non voleva che, visitando le chiese, passasse un messaggio sbagliato circa le decisioni prese a Gerusalemme. Cercherò di spiegare meglio questi concetti.

Il testo è piuttosto chiaro nel mettere in evidenza una particolarità di Timoteo che aveva il padre greco e la madre ebrea. Ovviamente il padre greco non lo aveva fatto circoncidere ma sua madre, così come sua nonna (vedi 2 Tim 1:5), era una credente e lo aveva istruito fin da bambino attraverso le scritture (2 Ti 3:15). Di conseguenza, pur non essendo circonciso, Timoteo era cresciuto più come un proselito Giudeo che come un gentile!

Al giorno d’oggi una persona con la madre ebrea, indipendentemente dal padre, verrebbe considerato ebreo secondo la tradizione giudaica, ma gli studiosi non concordano sul fatto che fosse già così nel primo secolo. Tuttavia il comportamento di Paolo ci fa pensare che i Giudei avrebbero comunque guardato con sospetto il figlio di una donna ebrea che non si fosse fatto circoncidere. Poteva sembrare disprezzo verso il popolo a cui apparteneva.

Siccome è scritto che tutti conoscevano Timoteo e la sua famiglia, quella situazione era nota. Nel momento in cui Paolo fosse andato nella sinagoga, come era solito fare, portando con sé Timoteo, se quest’ultimo fosse stato incirconciso, questo avrebbe distratto l’uditorio dal contenuto della buona notizia in Gesù, divenendo di fatto un ostacolo. Essi infatti avrebbero pensato che Paolo e Timoteo volessero insegnare loro ad abbandonare la circoncisione pur essendo Ebrei e su quel tema si sarebbero concentrate le loro obiezioni, cosa che Paolo voleva certamente evitare.

Ma anche sul fronte interno ci sarebbero stati dei problemi, infatti Paolo si rese conto che la situazione di Timoteo poteva creare degli equivoci nel far passare il messaggio giusto circa le decisioni prese a Gerusalemme. Il testo ci dice infatti che Paolo e Timoteo, passando da una città all’altra, trasmisero ai fratelli, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme. Ma noi sappiamo che a Gerusalemme gli anziani non avevano certamente esortato gli Ebrei a non circoncidere i propri figli, cosa che qualcuno avrebbe potuto pensare nell’incontrare Timoteo. Era quindi essenziale evitare di creare ulteriore confusione in proposito e la circoncisione di Timoteo dovette sembrare a Paolo la soluzione più logica.

Fece bene Paolo ad agire così? Sì, la sua decisione fu coerente con le decisioni prese a Gerusalemme. Infatti a Gerusalemme si era stabilito che non fosse necessario che i gentili fossero circoncisi dopo aver creduto in Gesù come se la circoncisione fosse un requisito per la loro salvezza, ma non si era certamente abrogato la circoncisione per gli Ebrei come segno di appartenenza al loro popolo, segno che non ha nulla a che vedere con la salvezza eterna! Chiunque avesse voluto far parte del popolo ebraico avrebbe comunque continuato a farsi circoncidere e, nel caso di Timoteo, aveva un senso che fosse così, viste le sue origini.

D’altra parte proprio Paolo nella sua lettera ai Galati scriverà che “tanto la circoncisione che l’incirconcisione non sono nulla; quello che importa è l’essere una nuova creatura” (Ga 6:15). Non era certamente necessario che egli fosse circonciso per la sua salvezza, ma attraverso quella pratica Timoteo, avendo origini ebraiche, avrebbe mostrato ai suoi fratelli Giudei che egli considerava un privilegio l’appartenenza al popolo di Israele e questo li avrebbe resi più propensi ad ascoltare la sua testimonianza.

Nel proseguire la lettura del libro degli Atti, vedremo che Paolo ci aveva visto giusto, infatti nonostante tutte le sue attenzioni a riguardo, tra i Giudei si sarebbe comunque sparsa la voce che egli volesse incitarli ad abbandonare la circoncisione (At 21:21) e, nonostante tutti i suoi sforzi per dimostrare il contrario, furono proprio quelle dicerie a portarlo poi verso l’imprigionamento che lo avrebbe condotto, dopo tante peripezie, a Roma.

Per il momento però, grazie a Dio, la strategia di Paolo aveva portato i suoi frutti, infatti abbiamo letto che
“le chiese si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero”.

Come abbiamo visto la situazione di Timoteo era piuttosto particolare, proprio una di quelle zone grigie a cui mi riferivo prima, ma Paolo seppe trattarla con grande saggezza. Dobbiamo chiedere a Dio di darci la medesima saggezza per essere sempre coerenti con la parola di Dio applicandola nelle varie situazioni particolari in cui ci troviamo. Non è sempre facile e, per evitare di fare pasticci, abbiamo bisogno proprio di una saggezza che viene da Dio.

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