Un’eredità gloriosa Lettera agli Efesini - Episodio 3

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Questo articolo è la parte 3 di 24 nella serie Lettera agli Efesini

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«Un piano meraviglioso

L’immensità della sua potenza»


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In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria.

(Efesini 1:11-14 – La bibbia)
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Indice generale della serie sulla lettera agli Efesini

Come facciamo a sapere che Dio ha incluso anche noi stranieri nel suo piano meraviglioso?

Come facciamo a sapere che, anche se non facciamo parte del popolo di Israele, possiamo anche noi avere una eredità gloriosa che ci aspetta?

Leggendo i vangeli comprendiamo che i primi discepoli di Gesù erano tutti ebrei e ci rendiamo conto che per alcuni di loro non fu facile capire in quale modo gli stranieri avrebbero beneficiato delle promesse che Dio aveva fatto al suo popolo.

Nei primi decenni dopo la venuta di Gesù, alcuni credenti ebrei, influenzati non tanto dalle scritture dell’antico testamento quanto dalla propria tradizione nei confronti degli stranieri, si erano convinti che l’unico modo nel quale uno straniero potesse beneficiare della salvezza in Gesù il Messia fosse quello di entrare a fare parte del popolo di Israele, quindi i maschi avrebbero dovuto circoncidersi. Paolo insieme a Pietro e agli altri apostoli avevano invece compreso che tutto ciò non aveva senso perché Dio aveva dato lo Spirito Santo agli stranieri come a loro, senza che fossero circoncisi (At 15:8)e istruirono i loro connazionali nell’accogliere gli stranieri senza pretendere che diventassero proseliti giudei a tutti gli effetti (At 15). Anche gli stranieri maschi avrebbero potuto avvicinarsi al Messia di Israele e ai discepoli ebrei di Gesù senza doversi circoncidere.

Per Paolo era straordinario considerare il modo in cui la grazia di Dio si stava estendendo anche agli stranieri. Nelle sue lettere, e in questa in modo particolare, percepiamo tutta la gioia che egli provava nel vedere tanti stranieri che si avvicinavano a Dio in Gesù Cristo proprio come le chiese locali a cui stava scrivendo.

I versi che abbiamo letto confermano tutta la gioia di Paolo per il modo in cui Dio aveva accettato anche gli stranieri dando loro di ricevere lo Spirito Santo nello stesso modo in cui era avvenuto ai discepoli ebrei del Messia. Questo è uno dei temi principali di questa lettera, un tema sul quale Paolo tornerà infatti più volte.

Come avevamo già considerato, il Signore aveva stabilito, prima che il mondo fosse, che i credenti fossero destinati ad essere adottati da Dio come figli attraverso l’opera di Gesù Cristo. Gesù non era il piano B ma il piano unico e definitivo a cui Dio, secondo la sua volontà, aveva stabilito che fossero destinati tutti coloro che avrebbero creduto e sarebbero stati a lode della sua gloria, ovvero avrebbero esaltato la persona di Dio con le loro parole e le loro azioni.

Paolo usa l’espressione “a noi per primi” perché sapeva che lui e i suoi fratelli ebrei erano stati i primi a godere di questo piano, avendo sperato in Cristo, ma di certo non erano stati gli ultimi! Se è vero che Israele aveva avuto un ruolo speciale nel piano di Dio, era anche vero che altri stavano ricevendo la grazia di Dio in Gesù Cristo e ciò era confermato proprio dall’opera dello Spirito Santo.

Lo percepiamo molto bene in questi versi quando Paolo dice “in lui voi pure”, riferendosi ai suoi destinatari stranieri. Anch’essi avevano ascoltato la buona notizia inerente Gesù Cristo, la parola della verità, e avevano ricevuto lo Spirito Santo promesso. E lo Spirito Santo era proprio il sigillo con il quale Dio stabiliva che anche essi erano di sua proprietà, avevano ricevuto la salvezza e facevano parte della grande famiglia dei figli di Dio. Lo Spirito Santo era come un anticipo che garantiva il solenne impegno che Dio prendeva anche con loro, un anticipo della completa eredità che essi avrebbero ricevuto nel momento in cui la redenzione dell’umanità fosse entrata nella sua fase finale con il ritorno di Gesù Cristo.

Quale grande incoraggiamento doveva essere per i primi lettori di questa lettera sentirsi partecipi del grande piano di Dio in Gesù Cristo. Quale grande incoraggiamento è ancora per noi oggi, infatti Dio non si è dimenticato di noi ma vuole renderci partecipi della salvezza in Gesù Cristo e vuole sigillare anche noi con il suo Spirito Santo.

Sì, anche noi possiamo essere suoi figli e suoi eredi, anche noi possiamo essere tra coloro che Dio si è acquistati per essere a lode della sua gloria.

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