Uno per tutti. Tutti per uno Egli è morto per noi affinché noi potessimo vivere per Lui

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…infatti l’amore di Cristo ci costringe,
perché siamo giunti a questa conclusione:
che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono;
   e ch’egli morì per tutti,
affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi,
ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

(2Corinzi 5:14-15 – La Bibbia)
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Nel famoso romanzo “I Tre moschettieri” di Alexandre Dumas, la frase “Tutti per uno, uno per tutti” viene utilizzata dai moschettieri per sancire un patto di amicizia, fedeltà e solidarietà tra di loro.  Tale motto è diventato molto conosciuto e lo si sente utilizzare spesso in svariati ambiti.

Mentre leggevo questo verso di Paolo ai Corinzi, mi è ritornato alla mente questo motto, benché l’ambito sia totalmente diverso.

L’apostolo Paolo stava spiegando ai Corinzi che tutto ciò che aveva fatto era per il loro bene, nonostante a Corinto ci fossero molti oppositori che cercavano di metterlo in cattiva luce. In tale contesto egli spiegò loro che non aveva alternative se non quella di agire per il loro bene, infatti egli era costretto dall’amore di Cristo verso di loro.

Paolo sostiene che “l’amore di Cristo ci costringe“, ovvero c’è un patto che ci lega a Cristo e quindi ci impegna ad amare come egli ha amato.  D’altra parte l’apostolo Paolo aveva compreso bene che la morte e la risurrezione di Cristo creano un legame indissolubile tra Cristo e coloro che credono in lui, ovvero si identificano in lui.

In sostanza quando Cristo è morto, lo ha fatto al nostro posto, ha portato su di sé i nostri peccati, quindi quando ci identifichiamo con Lui, siamo uniti a lui nella sua morte, come se noi stessi fossimo morti. D’altra parte, la sua risurrezione si traduce in una nuova vita anche per noi. I credenti vivono la vita del Cristo risorto in loro.

Uno morì per tutti. Tutti vivono per quell’uno.

Quando si pensa alla fede come una semplice credenza o un insieme di regole da seguire, non si coglie appieno la particolarità della fede biblica. Il cristiano non è solo uno che crede in Gesù, ma uno che vive la vita di Cristo in Lui.

Ecco perché il cristianesimo biblico richiede non solo una conversione intellettuale, ma una trasformazione vera e propria dell’essere. Il credente che riceve in sé una nuova vita, non solo si rende conto che Cristo è morto al suo posto, ma realizza di essere morto con Cristo e di aver ricevuto una nuova vita attraverso lo Spirito Santo con il quale Dio rigenera l’uomo.

La vita cristiana non può quindi più essere una vita spesa per se stessi, ma diventa una vita vissuta per colui che è morto ed è risuscitato al nostro posto. È il suo amore in noi che ci costringe ad essere ciò che siamo.

Quando realizziamo l’importanza di questi versi, comprendiamo anche che gran parte del cristianesimo moderno si è allontanato notevolmente dal modello biblico. Quanti di noi, che ci diciamo cristiani, abbiamo davvero realizzato la portata di queste meravigliose parole? Siamo davvero morti e risorti con Cristo? E se è così, la nostra vita riflette davvero la vita di Cristo?

Uno morì per tutti. Tutti vivono per quell’uno.  Non dimentichiamolo.

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