Va’ dove ti porta lo Spirito Atti degli apostoli - Episodio 24

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Questo articolo è la parte 24 di 27 nella serie Atti degli apostoli

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«Ravvediti!

L’incontro che cambia la vita»


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Un angelo del Signore parlò a Filippo così: «Àlzati e va’ verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta». Egli si alzò e partì. Ed ecco un etiope, eunuco e ministro di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare, e ora stava tornandosene, seduto sul suo carro, leggendo il profeta Isaia. Lo Spirito disse a Filippo: «Avvicìnati e raggiungi quel carro». Filippo accorse, udì che quell’uomo leggeva il profeta Isaia, e gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?» Quegli rispose: «E come potrei, se nessuno mi guida?» E invitò Filippo a salire e a sedersi accanto a lui.
Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo:
«Egli è stato condotto al macello come una pecora;
e come un agnello che è muto davanti a colui che lo tosa,
così egli non ha aperto la bocca.
Nella sua umiliazione egli fu sottratto al giudizio.
Chi potrà descrivere la sua generazione?
Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra».
L’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: «Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?» Allora Filippo prese a parlare e, cominciando da questo passo della Scrittura, gli comunicò il lieto messaggio di Gesù.
Strada facendo, giunsero a un luogo dove c’era dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?» [Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L’eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».] Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. Quando uscirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo viaggio tutto allegro, non lo vide più. Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

(Atti 8:26-40 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Imparare ad essere sensibili alla voce di Dio è un esercizio che ogni credente dovrebbe fare. Quando siamo in comunione con Dio, siamo più sensibili e discerniamo meglio la sua voce.

Ma discernere la volontà di Dio è solo una parte del problema. Poi occorre essere disposti ad ubbidire. E Filippo, in questo senso, ci dà una grande lezione perché non esitò un attimo quando l’inviato di Dio lo contattò: egli si alzò e partì.

Filippo non sapeva la motivazione per cui Dio aveva inviato un angelo per comunicargli il luogo in cui si sarebbe dovuto trovare intorno a mezzogiorno ma ubbidì senza riserve. D’altra parte, si sarà detto Filippo, Dio avrà le sue buone ragioni se mi vuole lì ad un orario ben preciso. E in effetti scopriamo che Dio voleva fargli incontrare quel ministro che sovrintendeva ai tesori della regina Candace d’Etiopia.

L’Etiope era stato a Gerusalemme per adorare e questo dimostra che era già un proselito di religione ebraica, quindi probabilmente aveva conosciuto il Dio d’Israele nel suo paese attraverso una sinagoga locale. Egli era un eunuco, di nascita o perché era stato reso così appositamente per poter servire a corte come spesso accadeva a quei tempi, una condizione che lo relegava ai margini della comunità giudaica secondo quanto si può leggere in De 23:1, impedendogli una partecipazione completa alla vita della comunità. Nonostante questo, egli aveva viaggiato per circa tremila chilometri per recarsi a Gerusalemme, probabilmente in occasione di una delle principali feste ebraiche, ed era così desideroso di conoscere meglio il Dio d’Israele da aver investito una grossa somma di denaro per procurarsi addirittura una copia personale di porzioni delle scritture e in particolare del rotolo d’Isaia, un privilegio che pochi potevano permettersi a quel tempo.

Così possiamo dire che Dio aveva preparato sia il messaggero Filippo che il recipiente del messaggio. Il recipiente era ben disposto a comprendere mentre leggeva Isaia e aveva bisogno di essere guidato, e il messaggero si trovava lì perché aveva ubbidito alla voce dello Spirito che lo aveva invitato ad avvicinarsi proprio a quel carro.

Infatti, fu forse un caso che proprio in quel momento, mentre Filippo si avvicinava, quell’uomo stesse leggendo il testo di Isaia 53 che offriva a Filippo la possibilità di introdurre l’opera di Gesù il Messia attraverso la croce?
“Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?”. La domanda dell’eunuco apriva a Filippo la possibilità di annunciare il lieto messaggio di Gesù, spiegando cosa era avvenuto sulla croce e le motivazioni per cui era necessario che Gesù, pur essendo il Messia, avesse sofferto per portare su di sé i peccati degli uomini.

Così quell’etiope riconobbe Gesù come il Messia, il Figlio di Dio, e comprese il significato dell’opera di Gesù sulla croce. A quel punto cosa gli impediva di essere battezzato per sigillare il suo impegno a seguire Gesù? C’erano forse degli impedimenti? La domanda dell’eunuco non era affatto scontata infatti, come abbiamo detto, egli aveva probabilmente imparato a vivere la sua fede con delle limitazioni causate dalla sua condizione. Ma Filippo non esitò a battezzarlo perché aveva evidentemente compreso che la nuova identità in Gesù il Messia permetteva di superare anche quelle discriminazioni.
D’altra parte nello stesso libro di Isaia, continuando a leggere, al capitolo 56 quel ministro etiope avrebbe provato gioia nel leggere:

“Lo straniero che si è unito al SIGNORE non dica: «Certo, il SIGNORE mi escluderà dal suo popolo!» Né dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!» Infatti così parla il SIGNORE circa gli eunuchi che osserveranno i miei sabati, che sceglieranno ciò che a me piace e si atterranno al mio patto: «Io darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto e un nome, che avranno più valore di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più. (Isaia 56:3-5)

Dopo il battesimo Filippo lasciò il ministro etiopo che avrebbe continuato il suo viaggio con la gioia che quell’incontro aveva portato nella sua vita e continuò a seguire la voce dello Spirito che lo condusse fino alla città di Azot e da lì proseguì, evangelizzando ogni città in cui passava, finché giunse a Cesarea dove, come si vedrà nel seguito del libro degli Atti (At 21:8-9), si stabilì e mise su famiglia.

Questo brano evidenzia dall’inizio alla fine la guida dello Spirito Santo e l’ubbidienza di Filippo. Lo Spirito aveva portato Filippo ad incontrare quel ministro e lo aveva spronato ad avvicinarsi a lui per parlargli di Gesù, poi lo aveva condotto altrove per evangelizzare altri, lasciando che l’etiope proseguisse per la sua strada.

Come cristiani possiamo essere certi che Dio ha un piano anche per ciascuno di noi. Siamo pronti ad andare là dove lo Spirito Santo ci vuole? Che possiamo essere attenti alla sua voce e che possiamo essere pronti a seguire le sue indicazioni seguendo l’esempio che Filippo ci ha lasciato.

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